Addio piccolo Charlie, ambasciatore della vita

Addio piccolo Charlie, ambasciatore della vita

 

La notizia della morte del piccolo Charlie Gard, che stava per compiere il primo compleanno, lascia un grande vuoto e molti interrogativi per le implicazioni morali, giuridiche e politiche  che ha suscitato. Il piccolo Charlie era affetto da una  malattia genetica rara, una forma di sindrome di  depressione del Dna mitocondriale, una patologia estremamente rara che colpisce le cellule causando un progressivo indebolimento dei muscoli e degli organi vitali e conseguenti  danni cerebrali, per i quali al momento non esistono ancora delle cure. La vicenda che  ha assunto dimensioni internazionali, coinvolgendo il Vaticano e gli Stati Uniti,  ha lasciato nell’opinione pubblica tante perplessità.  Adesso, come hanno dichiarato gli affranti genitori Charlie è morto sapendo di essere stato amato da migliaia di persone.

Connie e Chris Gard useranno i soldi che hanno raccolto perché si faccia più ricerca su queste malattie, così che un giorno altri bambini con danni da deplezione mitocondriale possano vivere un po’ più a lungo e forse anche guarire.

Ecco il dono di Charlie, piccolo seme che muore nella terra fredda e buia e germoglia nuove speranze e nuove prospettive a vantaggio di chi soffre.

Come ha detto papa Francesco «la vita si difende sempre anche quando è ferita dalla malattia». Non esiste una vita non degna di essere vissuta. Ecco la risposta alla “cultura dello scarto”» che pervade la società di oggi, chiusa nella solitudine egoistica dei personali interessi, senza saper guardare attorno le tanti mani che si protendono con manifesta richiesta di aiuto e di accoglienza.

Il miracolo della vita traccia nel cielo un sereno arcobaleno e diventa monito costante sulla terra  e nel  nome del piccolo Charlie si avvieranno studi e ricerche scientifiche capaci di  mantenere  vivo fino alla fine il dono della vita, che  non si misura con la forza né con la salute; la dignità dell’uomo non dipende dalle sue capacità.

I coraggiosi genitori e i medici, hanno cercato di capire qual era la causa di quel male oscuro che  impediva di vivere e quali terapie era possibile mettere in campo. Anche loro sono l’icona di un’umanità che non si arrende e ogni giorno combatte una dura battaglia.