GIÙ LA MASCHERA

di Daria Falconi

18 febbraio 2018 (Darsi pace)

Appena svegli la mattina nel letto, apriamo gli occhi. La luce quasi ferisce i nostri bulbi oculari nel penetrare dalla finestra. Ci guardiamo attorno sentendo familiarità con gli oggetti che ci vedono per come realmente siamo e non ci giudicano.
Poi, una doccia veloce, un po’ di profumo e poi davanti allo specchio, l’espressione vuota, tetra e sconfortante della nostra anima si piazza un bel sorriso ed esce di casa.
Maschere, solo maschere una dietro l’altra. Una fila di maschere in attesa alla posta, o a cena al ristorante…Ma quando la stanchezza comincia a salire, eccole che scivolano lentamente verso il basso.

Non abbiamo limiti, non esistono più limiti, se non quelli tracciati dall’ego. E noi lo seguiamo lasciandoci condurre senza porre domanda, non abbiamo la forza di opporci.
L’altro non esiste, io non esisto e va bene così.
Faccio del male all’aria, alla natura, agli animali, al mondo, a me (o forse in diverso ordine, non so).
Ho paura del resto perché il resto non esiste in quanto tale.
Esiste in quanto maschera di un’altra maschera.
Tutto questo tutti i giorni. Scelgo tutti i giorni di naufragare e di discendere/ascendere ai piedi dell’inferno ma non vado oltre, che bello.

E se invece no. E se ogni giorno ci alzassimo e provassimo a confrontarci con il nostro malumore, con la realtà di un mondo che ci disgusta.
E se tutte le sante mattine decidessimo di calare la maschera e uscire, pronti a essere invasi, travolti dalle altre maschere ma con la fierezza e il coraggio di non avere paura di essere.

Potrebbe essere questa una svolta?
Niente più falsi sorrisi e occhi tristi, niente più dolcetti dall’aspetto delizioso e con dentro una percentuale sempre più alta di sostanze dannose a noi stessi e dunque al pianeta, niente più bella musica che non è musica che stordisce e disturba l’anima già tanto tormentata di per sé.
Niente più cicche di sigaretta per terra che verranno smaltite all’incirca entro tot anni, niente più spreco di cibo perché “instagrammabile”, niente più 900€ per un telefono ma magari 200 per girare il mondo e ampliare la mente, niente più schermi retroilluminati che abbassano le diottrie giorno per giorno.
Niente più fumo negli occhi, notizie false, scoop inutili, politiche sterili che annientano il paese e il pianeta, niente più distrazione, confusione, paura, follia, distorsione.

Se scegliessimo ogni giorno “noi” e non “la società delle maschere”, e dunque un pesante e coraggioso ricominciamento come un mantra a partire dalla rivolta/rivoluzione del singolo in un massa…cosa accadrebbe?