La Madre, Lessico Famigliare

(Tratto dal sito pianetamamma.it)

I bambini hanno bisogno che le loro madri restino donne, che abbiano interessi e passioni nel mondo. I nostri figli hanno bisogno anche dell’assenza della madre, altrimenti non c’è libertà”. E’ uno dei passi più significativi e profondi di Massimo Recalcati psicoanalista, scrittore e accademico che ha portato su Rai 3, conLessico Famigliare, una serie di incontri e riflessioni sulla famiglia: quattro puntate il lunedì alle 23.10 su Rai 3, per raccontare altrettante figure archetipiche della famiglia: la Madre, il Padre, il Figlio, la Scuola.

La Madre

La prima puntata, dedicata proprio alla madre, ha fotografato luci ed ombre della figura materna, spingendo a riflessioni profonde chi, come noi, vive la maternità ogni giorno.

E’ la donna che salva il bambino dal rischio di essere assorbito dalla madre”: una delle frasi che mi ha maggiormente colpito della riflessione lunga ed emozionante di Recalcati: quante volte ci sentiamo solo e soltanto madri, quante donne vivono l’esperienza della maternità in modo così totalizzante da dimenticare il proprio essere donna, le proprie aspirazioni, i propri sogni. A volte finiamo col chiederci chi eravamo prima di essere diventata madre e cosa sia accaduto alla donna che c’era prima.

Siamo così sicure che questo nostro esserci trasformate in mamme e solo mamme faccia bene ai nostri figli? In realtà il bambino ha bisogno di una mamma che non esaurisca nella maternità tutta la sua esistenza, che “ci sia un desiderio che trascenda l’orizzonte della maternità”. E ancora, riuscire a non annullare la donna che c’è nella madre salva sia il bambino che la madre. Molto spesso inquietudine, collera e rabbia della madre emergono quando la donna che è dentro di lei rigetta con forza il suo sacrificio.

E anche se guardiamo al bambino: egli ha bisogno, sì, della presenza della mamma (del suo sguardo, delle coccole, dell’abbraccio), ma hanno altrettanto bisogno dell’assenza delle madri, perché solo in questo modo può esserci libertà dalla madre.

In altre parole se siamo solo e soltanto mamme, se trascorriamo la nostra esistenza gratificandoci solo nel ruolo e nell’esperienza della maternità rischiamo di rinchiudere i nostri figli, di stritolarci in un abbraccio che alla fine si rivela deleterio. Una trappola d’amore che non permette loro di affrancarsi e diventare liberi.

Si può essere mamme rimanendo donne?

Fa paura. L’idea che i nostri figli, seppur così piccoli, possano vivere indipendentemente da noi, liberi da noi, senza la loro mamma può sembrare strana. E che senso di colpa se invece che occuparci di loro 24 ore al giorno dedichiamo del tempo alle nostre passioni, e se non ricordiamo più quali erano ne andiamo a cercare di nuove. Se salvaguardiamo, proteggiamo la nostra dimensione individuale, intima, nella quale i bambini non entrano, se in qualche modo ci sembra di abbandonarli, costringendoli ad essere liberi da noi.

Può sembrare strano, sbagliato, e per le donne che hanno abbracciato in modo totalizzante la maternità può essere molto difficile recuperare una dimensione che vada aldilà. Da dove cominciare? Ricordando chi eravamo prima di diventare madre, cosa ci piaceva, quali erano i nostri hobby, i passatempi. Cosa ci avrebbe appassionato, divertito e coinvolto prima di avere i figli, come impiegavamo il nostro tempo PRIMA?

Ripartiamo da lì, da ciò che riempiva la nostra vita allora e che oggi sembra essere così insulso, inutile, qualcosa che ci distoglie dalla cosa più importante, i nostri bambini, e cominciamo a considerarlo come qualcosa di importante per noi come persone.

Il dono più alto della maternità

Riscoprire la nostra individualità permette anche di cambiare approccio mentale, di abituarsi all’idea che il dono più alto della maternità non è avere un figlio “proprio”, ma dare la vita ad un figlio “proprio” che in realtà non lo è. E’ un individuo destinato ad andarsene e che noi stesse aiutiamo ad imparare a camminare e muoversi nel mondo, per poterci poi abbandonare. Secondo Recalcati essere madre vuol dire anche ospitare la vita nella vita, crescere la vita, prendersi cura della vita rendere la vita del figlio vita unica ed insostituibile, ma al tempo stesso saper perdere questa vita, saper lasciare andare questa vita”.

E allora, ricordando le parole di Donald Winnicott sulla “madre sufficientemente buona” (cioè una mamma imperfetta, ma al tempo stesso sana e presente affettivamente), è giusto riflettere sul fatto che non è necessario, anzi sarebbe sbagliato, concedere tutta la nostra esistenza al bambino, ma anzi dobbiamo accentuare in egual misura la nostra presenza e la nostra assenza di madre (lasciando spazio alla dimensione di donna) per riuscire a custodire la vita di nostri figlio e contemporaneamente prepararci alla separazione da lui.                                                                                      Clicca qui Per rivedere la puntata di Lessico Famigliare dedicata a La Madre