CHIARA AMIRANTE RACCONTA… la gioia di vivere ogni giorno l’incontro con Cristo risorto.
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AFFEZIONARSI ALLA MISERICORDIA
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IL PERDONO ASSOLUTO

NEANCH’IO TI CONDANNO

Dio non condanna perché Dio è amore e nell’amore non c’è condanna. Dio non condanna, Dio è amore che mai si sente offeso e in qualunque situazione Dio non fa altro che rinnovare la sua offerta di accoglienza d’amore.
Qual è la cosa sconvolgente di questo brano del vangelo? Che Gesù non invita la donna che è in peccato a chiedere perdono a Dio. Perché? Perché è inutile! Dio mai si sente offeso e quindi mai perdona. Dio è l’amore che vuole essere accolto. Il suo perdono avviene immeritatamente, incondizionatamente e immediatamente (anzi ancor prima).
Atti 10,28 Pietro: “Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo”. È la religione che divide tra puri e impuri, tra giusti e ingiusti, meritevoli e non, ma per il Dio di Gesù nessuna persona può essere esclusa dal suo amore.

VA’ E D’ORA IN POI NON PECCARE PIÙ

Gesù da’ alla donna adultera (cfr. Gv 8,1-11) energia per ricominciare una nuova vita. Con questo amore, adesso, forse, puoi essere una donna diversa.

Dio ci perdona sempre. “E chi ci dice che ciò che dici è vero? Come faccio a sapere che Dio mi ha perdonato?”. In effetti, potrebbe non esserlo. Come possiamo credere che sia vero (come anche il contrario)? Infatti, non è possibile dimostrarlo ma posso fartelo vedere.
Se io perdono le colpe di uno che mi ha fatto del male, questo sì che lo vedi.
E’ per questo che nei vangeli mai Gesù ci invita a chiedere perdono a Dio (che sempre ci ha già perdonato) ma sempre di perdonare gli altri. Allora l’amore di Dio che ho già ricevuto (lui sempre mi perdona) diventa visibile, toccabile, perché io ho perdonato gli altri.

Credi nell’altro

Questo è meraviglioso: Gesù fa leva sulle forze nascoste e profonde della donna. Questo è l’amore. Gesù non sottolinea il peccato, che probabilmente c’era, che era vero. Gesù sottolinea la possibilità che ha di uscirne, le risorse della donna per costruirsi una vita migliore, per essere diversa: “Tu puoi”. “Non è vero che sei così e che sarai sempre così: non crederci”. “Tu puoi essere diversa; tu puoi essere migliore; tu puoi cambiare: io lo so, io ci credo”.
Gesù non sottolinea l’errore. Sapeva anche lei di aver sbagliato! Gesù sottolinea il positivo. Gesù ama la donna perché le dice: “Sì, avrai anche sbagliato ma io credo in te”.
Amare è semplicemente aver fiducia nell’altro. E’ credere che lui ce la possa fare; che lui ha delle altre forze dentro di sé; che lui possa essere migliore.
Una mamma mi ha raccontato come ha fatto per risolvere i problemi del figlio nello scrivere. Quando faceva un riassunto, un dettato o comunque scriveva, faceva una marea di errori di ortografia (20 errori, ad es.); lei lo riprendeva ma il figlio non migliorava. Dopo mesi così, un giorno cambia strategia: “5 parole giuste!”. Il giorno dopo: “8 parole giuste, bravo stai migliorando”. Poi: “10 parole giuste” e così via. Bene, suo figlio non fa più errori di ortografia

Lavora sul positivo e non sul negativo

E’ il positivo che ci fa credere in noi. Quando tu mi dici che ho sbagliato, che non dovevo farlo, che faccio schifo, che ho fatto un errore grosso, (lo so anch’io che è così!) non fai che rafforzarmi la sfiducia in me stesso. Invece che aiutarmi mi affossi ancor di più. Lo so anch’io che ho sbagliato, credi che ne sia felice? Se sapessi come non fare, lo avrei già fatto! L’insuccesso, l’errore, lo sbaglio, è già un fallimento. Se mi rimproveri non fai che amplificarlo, mi insinui che non solo ho sbagliato, ma che io sono sbagliato e che non ce la farò mai.
Questa cosa la spiega bene la scienza: il nostro cervello registra l’immagine “errore” e quindi in futuro lui applicherà l’immagine che ha registrato dentro di sé “errore”. Ma se io mi soffermo su ciò che ho fatto “giusto”, il cervello registrerà quell’immagine lì e in futuro la applicherà.
E’ primavera e c’è un po’ di vento. Dei ragazzi di 8 anni giocano a calcio. “Non correre, che poi sudi e ti ammali”. Perché non diciamo invece: “Vieni qua che ti asciugo. Mettiti la maglietta di cotone, che ti aiuta ad assorbire il sudore, così puoi correre quanto vuoi”. A che serve il tuo sbraitare (non impara niente!) se non che a farlo sentire in colpa.
Siamo al mare e il bambino di 6 anni va in acqua: “Ma sei matto? Esci subito dall’acqua, non vorrai mica affogare!”. Ma perché non gli diciamo: “Entra dove l’acqua è più bassa, così puoi imparare a nuotare”. A che serve la tua paura? E’ la tua paura! Insegnagli piano piano a non aver paura dell’acqua.
Un ragazzo vuole imparare a suonare il pianoforte. Il genitore: “Non credo che tu sia portato per la musica”. Ma che ne sai tu? Perché non dirgli: “Ok, proviamoci!”.
Siamo ai giochi sui giardini. “Non salire su quello scivolo, è troppo alto”, dice la mamma al figlio di quattro anni. Ma che ti serve dirgli così? E’ come dirgli: “Non sei capace, non sei in grado!”. Perché non dirgli: “Per salire quello scivolo devi tenerti con tutte e due le mani, perché è molto alto e bisogna stare attenti a non cadere. Vuoi che la prima volta venga anch’io con te?”.
Quando un ragazzo viene bocciato, se tu gli dici: “Ma sai quanto noi lavoriamo per mandarti a scuola? Scansafatiche che non sei altro! Avessi avuto io le tue possibilità!”, non lo aiutiamo neanche di un millimetro. Anzi lo affossiamo sempre di più. Perché non dirgli: “Mi dispiace per te, perché credo che ti faccia soffrire. Ma non vorrai mica arrenderti qui? Credo che tu ce la possa fare”.
C’è un bambino irrequieto e la maestra lo castiga non facendogli fare la ricreazione, scrivendogli sul quaderno “Sono un asino; sono stupido” e dicendo a tutta la classe: “Vedete quanto male si comporta Stefano!”. Ma che aiuto è questo? Così facendo non fa’ che incrementare il suo nervosismo (si sente umiliato e svalorizzato). Lo sa anche lui che dovrebbe stare fermo ma non ce la fa proprio! Allarga il positivo, dagli fiducia: manda lui a chiamare il bidello; dagli qualche responsabilità, fa sentire che anche lui è importante, ecc. L’amore è molto semplice: è credere in una persona quando tutti vedono il contrario, quando lui stesso non crede in sé.
I ragazzi alle superiori dicono: “Io non ci riesco ad esprimere le mie emozioni”. Io credo invece che siano in grado di farlo. Così li metto in cerchio e si inizia a raccontarsi di quando si ha paura, di quando si è arrabbiati, di cosa si fa quando si è innamorati, ecc. Chi ha manifestato paura lo lascio lì per un po’ così si tranquillizza. Poi ad un certo punto dico: “E tu… cosa provi quando (ad es.) sei innamorato”. E lui, senza accorgersene, parla. Quando finisce l’esercizio gli dico: “Hai visto che ce l’hai fatta!.
Quando le persone mi dicono: “Padre è trent’anni che sono così: come posso cambiare? Non è più possibile, padre: è così e mi devo tenere così”. Io rispondo: “E’ vero, finora non ce l’hai mai fatta, ma io credo che tu ce la possa fare”. E ci credo per davvero che ce la possa fare, non fingo mica. E funziona!

Alle persone dite: “Tu farai qualcosa di grande nella vita!”, e credeteci dal profondo.

“Ma lo sai che sei proprio bella!”. “Ma lo sai che sei proprio bravo a suonare!”. “Ma lo sai che sei cambiato molto”. “Ma lo sai che sei proprio fatto per questa cosa!”. E’ meraviglioso quando qualcuno crede in te, nelle tue forze, nelle tue possibilità, in ciò che sei. E’ meraviglioso quando qualcuno sa andare oltre i tuoi sbagli o i tuoi limiti e ti dà fiducia. E’ meraviglioso quando qualcuno ti ama così tanto che ti fa sentire bello grande, potente: te stesso.
L’amore dà fiducia. Il tuo amore fa sì che io possa ritrovare la fiducia in me. Perché le persone guariscono in certi percorsi? Cos’è che le fa guarire o cambiare o diventare se stesse? La competenza di chi li tiene? No! Il percorso che è fatto bene? No! Ciò che li fa guarire è che trovano qualcuno che crede in loro e che ha fiducia in ciò che possono essere. Frasi del tipo: “Lo puoi; ma sì che ci riesci; io credo che tu ce la possa fare; tu puoi; osa; prova; sperimenta; dai!; ce la farai; puoi essere migliore; così come sei va bene, etc…” dovrebbero essere normali nel nostro vocabolario.
L’amore ti fa vedere per quello che non sei ma che puoi essere e che diventerai se ci credi.

Su di un biglietto lei scrive a lui: “Se tu credi in me, anch’io crederò in me. E se io crederò in me potrò amarmi. E se potrò amarmi potrò anche amarti”.

Scelgo di vivere per scelta, e non per caso.
Scelgo di fare dei cambiamenti, anziché avere delle scuse.
Scelgo di essere motivato, non manipolato.
Scelgo di essere utile, non usato.
Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione.
Scelgo di eccellere, non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l’opinione casuale della gente.