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Jean Vanier – un gigante della carità

Figlio di un diplomatico divenuto governatore generale del Canada, Vanier, nato a Ginevra nel 1928 e cresciuto in Europa, avvertì nel 1964 il bisogno di spogliarsi di ogni gloria e retaggio altisonante, stabilendosi in una casetta di campagna della Piccardia, la regione a nord di Parigi nota per le svettanti cattedrali gotiche. A Trosly-Breuil, non lontano dalla radura boschiva dove fu firmato l’armistizio franco-tedesco dopo i massacri della Grande Guerra, l’ex ufficiale decise di condividere tutto con Raphael e Philippe, due giovani con deficienze mentali. Per scavare in quella fragilità a cui non si era sottratta neppure la vita di Gesù.

Quell’umile seme, piantato in mezzo a lande fredde memori di tante tragedie, darà fin dall’anno seguente frutti insperati. Attratti dal carisma del roccioso Vanier, altri giovani giunti da Canada e Inghilterra, Francia e Germania, colsero tutta la forza, al contempo silenziosa e travolgente, di quella scelta di vita. Da allora, accogliendo persone mentalmente fragili senza badare a criteri d’origine o culto, l’Arca diverrà un modello ammirato di comunità, fra i fermenti della nuova evangelizzazione legata al Concilio Vaticano II.

Cos’è l’Arca dalle parole di jean Vanier in un’intervista

Vanier, assieme alla francese Marie-Hélène Mathieu, fondò nel 1971 pure Fede e Luce, associazione che anima fra l’altro degli incontri mensili all’insegna dell’amicizia, della festa e della preghiera, attorno a persone con deficienza intellettuale. Una realtà divenuta anch’essa mondiale, con circa 1500 comunità in 82 Paesi, Italia compresa. Nel 2000, Vanier creò inoltre Intercordia, per proporre agli studenti universitari di vivere una «pratica di pace» durante un anno di formazione.

Dopo ogni viaggio ― compresi quelli in Vaticano, anche come membro del Pontificio Consiglio per i Laici ―, o ogni onorificenza, fra cui il premio Templeton ricevuto nel 2015, Vanier tornava sempre alla sua semplice dimora a Trosly, la «Casa Lazzaro», nella sua prima comunità, non lontano da una strada provinciale invasa dai tir. «Pranzi con noi?», chiedeva ai suoi ospiti del mattino, offrendo
un’occasione di condivisione con altri membri della comunità, accanto alla disabilità trasfigurata dalla rivoluzione della fratellanza.

Negli ultimi anni, Vanier aveva ammesso la propria fragilità di uomo anche a proposito della cieca fiducia nutrita nei confronti di colui che per decenni fu la sua guida spirituale, il padre domenicano Thomas Philippe, di cui è stato rivelato post mortem, nel 2014, il passato pesantemente macchiato da abusi sessuali, appurati in seguito da un’inchiesta canonica.

Ma molti di quelli che hanno incontrato Vanier, ricordano in queste ore soprattutto il fervore semplice e contagioso, testimoniato anche in tanti libri e conferenze, nato dal bisogno di «raggiungere Gesù laddove si trova, nascosto nel più debole e nel più povero». Anche Il Regno, opera molto commentata del romanziere Emmanuel Carrère, evoca in modo sentito l’esempio del fondatore dell’Arca.

Il suo testamento spirituale è forse contenuto nelle «10 regole di vita per divenire più umani», consegnate lo scorso settembre, sulla soglia dei 90 anni, in un video che da allora non smette più di circolare su Internet.

Papa Francesco il 21 marzo 2014 lo aveva definito uomo del sorriso e dell’incontro.