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L’INCONTENTABILE BILL

Sotto il caschetto biondo sempre una smorfia. Il bel faccino sempre imbronciato. Dalla bocca, sempre un: «Uffa, non mi piace! Uffa, non ho voglia! Uffa, non vengo!».

Insomma, l’incontentabile Bill era simpatico solo in fotografia. La mamma, il papà, la nonna e la zia per quanto facessero non riuscivano mai a farlo contento. Quando Babbo Natale riconosceva tra le letterine quella dell’incontentabile Bill si scuriva in volto: quella di Bill assomigliava più a una minaccia che a una richiesta. Un anno gli scrisse: «Caro Babbo Natale, portami un camion grande. Ti raccomando, con ruote azzurre e la cabina verde, altrimenti puoi anche tenertelo!».

Babbo Natale doveva fabbricarlo apposta un camion così. Poi quando Bill scopriva che il camion di suo cugino era più grande del suo, piangeva e faceva i capricci. Un altro anno voleva la play station con il gioco Gulp 2xj terza versione. Babbo Natale se la procurò appena in tempo da una fabbrica giapponese. Quando l’incontentabile Bill si accorse che le spiegazioni erano in giapponese si chiuse in camera e non uscì neppure per salutare i nonni che gli avevano portato un meraviglioso berretto («Uffa, non mi piace» disse solo).

Babbo Natale che era incaricato di far contenti i bambini, era ogni anno più preoccupato. Sapeva del resto che niente avrebbe fatto contento Bill. Credo fosse il 2031 e arrivò la solita letterina: «Ora sono grande, basta con i giochi scemi per bambini. Portami un viaggio supersonico intorno al mondo».

Babbo Natale pensò che in fondo Bill era solo un po’ sciocco e infelice. Come farlo contento?

Passò da casa sua, lo svegliò e, mentre ripeteva: «Uffa, non ho voglia! Uffa! Ho sonno», lo caricò sulla slitta e, viaggiando alla velocità della luce, lo incaricò di fare le consegne. Marcos, in Perù, ebbe un vecchio trenino: lo ricevette con un tale sorriso che l’incontentabile Bill ne fu sorpreso. Claudio, a Milano, spalancò gli occhi quando vide, per la prima volta nella sua vita, un paio di scarpe nuove. Ben, in Congo, sperava in una medicina per la sua mamma malata e quando il pacchetto arrivò, non la finiva più di ringraziare. Fu così che quella notte di Natale Bill imparò a far felici i bambini del mondo, alla velocità della luce. Quando Babbo Natale lo riportò, il papà e la mamma non credevano ai loro occhi: Bill era contento! Così Babbo Natale gli fece il dono più importante: «Se vuoi essere contento, cerca di far contenti gli altri».

Buon Natale!

Monsignor Mario Delpini (arcivescovo di Milano)