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Dicembre 26, 2016

NATALE AD ALEPPO

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Marcella Marconcini di “I Care Aleppo” ci ha inoltrato un messaggio WhatsApp di Fr. Ibrahim ofm  di giovedi 22/12/2016 alle ore 19:50:

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Carissimi amici,

Dopo lunghe trattative fra Esercito e milizie armate, i gruppi militari hanno consegnato le armi e sono usciti dalla parte est della città. Allora, l’esercito ha annunciato la notizia di considerare Aleppo, città sicura. Appena è arrivata la notizia, tutte le moschee hanno alzato la voce e tutte le chiese di Aleppo, le campane hanno suonato a lungo. Un sogno è stato realizzato…

Due giorni prima della nascita del Re di pace.
Tutta la gente è in festa..
È il regalo più bello che abbiamo mai immaginato. Solo Dio poteva realizzarlo… abbiamo chiesto a Lui questo dono ed Egli ci ha esaudito..
“Magnificat anima mea…”
È frutto della preghiera dei bambini per la pace….

Noi tutti con Fr. Ibrahim e con tutta la Chiesa di Aleppo questa sera cantiamo “Magnificat anima mea…” perché testimoni di un miracolo.

Non c’è bisogno di molti commenti per la pace  ritrovata di tanti fratelli e sorelle che hanno vissuto cinque anni di sofferenza e di morte. Una pace che torna ad aleggiare sulle macerie e negli animi di un paese dilaniato dalla ferocia di chi si è accanito specialmente sui più deboli e indifesi. Vogliamo  gioire con questi fratelli che hanno potuto celebrare il Natale senza il terrore delle bombe. Vogliamo continuare a pregare   Gesù Bambino, il Principe della Pace, perché questi fratelli siano sostenuti nella ricostruzione del loro paese e ancor più difficile ricostruzione dei cuori e feriti nella propria umanità e spezzati dagli innumerevoli  lutti.

A questo link è possibile vedere il video degli auguri natalizi di Padre Ibrahim e dei bambini della parrocchia di San Francesco: https://www.youtube.com/watch?v=88AWUVRIZTw

 

Papa Francesco dopo la celebrazione del Natale si è rivolto al mondo con queste parole:

Contro le guerre e la violenza nel mondo, Gesù Bambino oppone il “potere dell’amore”

Posted by Luca Marcolivio on 25 December, 2016 su ZENIT

Il potere di Gesù Bambino, appena venuto al mondo, “non è il potere di questo mondo, basato sulla forza e sulla ricchezza; è il potere dell’amore”, è il “potere del servizio, che instaura nel mondo il regno di Dio, regno di giustizia e di pace”. Lo ha detto papa Francesco durante la benedizione natalizia Urbi et Orbi, impartita dalla loggia della basilica di San Pietro.

Il tradizionale messaggio di pace è stato rivolto quest’anno, nuovamente alla “martoriata Siria, dove troppo sangue è stato sparso”. In particolare per Aleppo, “teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie più atroci”, il Santo Padre ha richiamato come “quanto mai urgente che si garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile, rispettando il diritto umanitario”. Il Pontefice ha chiesto che “le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese”.

Per quanto riguarda l’“amata Terra Santa”, il Papa ha auspicato che “Israeliani e Palestinesi abbiano il coraggio e la determinazione di scrivere una nuova pagina della storia, in cui odio e vendetta cedano il posto alla volontà di costruire insieme un futuro di reciproca comprensione e armonia”.

Un altro appello ha riguardato Iraq, Libia e Yemen, “dove le popolazioni patiscono la guerra ed efferate azioni terroristiche”.

Del continente africano, Francesco ha sottolineato in particolare le drammatiche situazioni “in Nigeria, dove il terrorismo fondamentalista sfrutta anche i bambini per perpetrare orrore e morte”, in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, per i quali ha invocato il risanamento delle “divisioni” e la vittoria della “cultura del dialogo” sulla “logica dello scontro”.

Pace è stata invocata per la Ucraina orientale “dove è urgente una comune volontà nel recare sollievo alla popolazione e dare attuazione agli impegni assunti”.

Con riferimento all’America Latina, il Santo Padre ha espresso le sue speranze per la Colombia, “che ambisce a compiere un nuovo e coraggioso cammino di dialogo e di riconciliazione” e per il Venezuela, perché si ponga fine alle “attuali tensioni” e si edifichi insieme un “avvenire di speranza per tutta la popolazione”.

Per quanto riguarda l’Asia orientale, il Pontefice ha invocato “assistenza umanitaria” e “sforzi per favorire la pacifica convivenza” in Myanmar e il superamento delle “tensioni” nella penisola coreana.

A livello globale, la preghiera del Papa è andata a “chi ha perso una persona cara a causa di efferati atti di terrorismo” e “ai nostri fratelli e sorelle abbandonati ed esclusi, a quelli che soffrono la fame e a coloro che sono vittime di violenze”. Sono poi stati ricordati i “profughi”, i “migranti”, i “rifugiati”, le vittime della “tratta delle persone”, i popoli che soffrono per le “ambizioni economiche di pochi e l’avida ingordigia del dio denaro che porta alla schiavitù”. Pace è stata invocata per chi è “segnato dal disagio sociale ed economico e a chi patisce le conseguenze dei terremoti o di altre catastrofi naturali”.

Nel “giorno speciale in cui Dio si fa bambino”, un pensiero speciale è stato rivolto ai più piccoli, “soprattutto a quelli privati delle gioie dell’infanzia a causa della fame, delle guerre e dell’egoismo degli adulti”.

Prima della Benedizione, Francesco ha infine ricordato nella preghiera “tutti gli uomini di buona volontà, che ogni giorno lavorano, con discrezione e pazienza, in famiglia e nella società per costruire un mondo più umano e più giusto, sostenuti dalla convinzione che solo con la pace c’è la possibilità di un futuro più prospero per tutti”.