GIÙ LA MASCHERA
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E GIOIA SIA
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SIRIA, LA STRAGE DEI BAMBINI..

In seguito all’escalation di violenze e bombardamenti che hanno colpito l’area del Ghuta orientale, più di 350.000 civili sono rimasti intrappolati nelle ultime 48 ore all’interno dell’enclave in mano all’opposizione. Duecento persone, di cui 57 bambini e adolescenti, sono stati uccisi nei bombardamenti governativi sulla Ghuta orientale, alle porte di Damasco, a partire da domenica.

Sono stati circa «350.000 i civili intrappolati nel Ghuta orientale a causa dei bombardamenti intensi delle
ultime ore». Lo riporta Andrea Iaconini portavoce di Save The Children.
«Se le notizie sugli ultimi attacchi aerei nel Ghuta Orientale saranno confermate – prosegue il comunicato -, ieri in Siria sono morti altri 100 civili, di cui decine di bambini. Bambini che si uniscono ai 60 uccisi nel solo mese di gennaio e alle migliaia di vittime di questa guerra. È un eccidio peggiore di quello di Aleppo».

La ONG ha poi dichiarato: «Ieri sono stati colpiti 4 ospedali. Nei rifugi sotterranei i bambini sono senza acqua e servizi igienici, esposti al rischio di contrarre malattie».
«Le strade sono completamente deserte a parte le sirene delle ambulanze che trasportano i feriti in cliniche di fortuna. In alcune zone del Ghuta orientale la distruzione degli edifici e dei swervizi ha raggiunto livelli impressionanti, ancor più gravi di quelli registrati durante il picco della crisi di Aleppo nel 2016».

«Sette anni di guerra hanno portato la Siria al collasso: nel Ghuta orientale, dove vive il 95% dei siriani sotto assedio oggi, mancano i servizi fondamentali come scuole ed ospedali e i beni di prima necessità come cibo, acqua e medicine. È una vera emergenza umanitaria», continua Iacomini.
«Solo negli ultimi mesi – aggiunge – la malnutrizione è aumentata di cinque volte, centinaia di bambini sono gravemente malati e hanno bisogno di lasciare la città per essere curati». «È una continua lotta per la sopravvivenza – conclude – è una continua strage di innocenti. Fermiamoci un secondo e torniamo a guardare quello che accade in Siria. La guerra non è finita e l’indignazione a intermittenza non è bastata per fermare questa strage di bambini. Dobbiamo unirci e dire basta a questo massacro. I bambini, ovunque essi siano in Siria, devono essere protetti. Da tutti».

SIRIA: LA STORIA DI AMEL, NATA CON FRAMMENTI DI BOMBA IN TESTA. “ERA UN BERSAGLIO PRIMA ANCORA DI VENIRE AL MONDO”

Prima ancora di nascere, la piccola Amel era già un obiettivo. È venuta al mondo già ferita, con frammenti di proiettile conficcati nella fronte. La madre Amira è rimasta gravemente ferita in un bombardamento ad Aleppo, in Siria, mentre era ancora incinta. I medici dell’Aleppo City Medical Council la hanno praticato un cesareo d’urgenza appena arrivata in ospedale. In questo video diffuso dall’ospedale si vedono i medici muoversi attorno alla neonata pallidissima: per un attimo sembra senza vita; poi però, una volta rimosse le schegge, la piccola inizia a piangere e a muoversi.

Amel – che in italiano significa Speranza – sta bene. Anche la sua mamma se l’è cavata. Un successivo post condiviso su Facebook da ‎M1hospital mostra Amira e Amel fuori pericolo.