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Una fiaba vera: SARA E “MAMMA MORENA”

A questo link( https://www.raiplay.it/video/2020/04/A-sua-Immagine-a0546ae0-b2b5-4612-af78-43aa77a01561.html) la puntata di “A SUA IMMAGINE” su Rai 1 dell’11 aprile 2020 che racconta una storia che per certi versi ci lascerà stupiti, a bocca aperta, quasi increduli ma… è una storia vera. E’ una di quelle storie in cui dolore e gioia si intrecciano in una danza che ha il sapore della risurrezione. La proponiamo perché ci aiuti a preparaci al mese di maggio, a curare il nostro rapporto con Maria, la Mamma buona con i capelli blu e gli occhi castani, così come l’ha vista Sara, una piccola bimba che prematuramente ha lasciato questa terra, e che si sta rivelando uno strumento prezioso di fede e di amore per tante persone. E’ una di quelle storie che fanno bene al cuore, che lo inteneriscono e ci fanno riscoprire la presenza materna di Maria, ci “stuzzica” la nostalgia del Cielo, come tensione con la quale dovremmo vivere sulla terra.

Riportiamo il racconto del papà di Sara:

Mia figlia Sara, la sera del 4 agosto 2006, prima di addormentarsi, ha raccontato a mia moglie Anna una storia. Questa è la storia, ve la dono, fatene ciò che ritenete opportuno:

SARA: “Quando ero piccola piccola ero in un posto lontano lontano, meraviglioso, subuna nuvoletta…

”ANNA: E con chi eri?

SARA: “Con Mamma Morena”

ANNA: E chi è Mamma Morena?

SARA: “L’altra mia Mamma”

ANNA: Ma com’è questa Mamma Morena?

SARA: “E’ buonissima”

ANNA: Più buona di mamma Anna?

SARA: “Si”

ANNA: Davvero, sei sicura?

SARA: “Si”

ANNA: E di che colore ha i capelli?

SARA: “Blu”

ANNA: E gli occhi?

SARA: “Castani come i miei”

ANNA: Ma lasceresti mamma Anna per andare da Mamma Morena?

Sara le ha risposto di “si” e quella sera si sono addormentate insieme, per l’ultima volta.

Mia moglie Anna, vista la stranezza del racconto di mia figlia (non conosciamo nessuno che si chiami Morena e Sara mai, prima di allora aveva raccontato storie e soprattutto non aveva mai parlato di un’altra mamma più buona di mia moglie),subito me ne ha parlato.Il giorno dopo, il 5 agosto 2006, alle ore 14.00 circa, dopo 3 anni 7 mesi e 5 giorni mia figlia Sara è tornata alla casa del suo vero Padre, improvvisamente, folgorata da una scarica elettrica, avanti a me e a mia moglie, mentre stava giocando con il fratellino Daniele di 5 anni…

Alle 17.00 di quel giorno Sara era nella sua piccola bara bianca e dietro di lei c’era l’immagine della Madonna raffigurata con un lungo velo azzurro al quale però non facemmo subito caso sconvolti dal dolore profondo.

Il giorno dopo i funerali di mia figlia, ripensando ai suoi ultimi giorni e soprattutto a quel suo strano racconto della sera prima, mi metto su Internet e immediatamente scopro l’esistenza del Santuario della Madonna Morena che si trova in Bolivia, a Copacabana, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell’America Latina. La Vergine del Lago, nota anche come Madonna del Velo, si contraddistingue per il lungo velo azzurro che le copre il capo e viene celebrata proprio il 5 agosto il giorno in cui mia figlia è salita in cielo.

Chiunque abbia un minimo di praticità con internet potrà direttamente verificare che Morena, oltre ad essere un aggettivo spagnolo che significa “abbronzata, scura” altro non è che la traduzione spagnola del nome Mairin, diminutivo di Mary, cioè Maria. Lo stabilimento balneare dove è avvenuto il fatto si chiama STELLA MARIS; Stella Maris è da lungo tempo l’appellativo preferito con cui la gente del mare si rivolge a Colei nella cui protezione ha sempre confidato: la Vergine Maria.

Che questa storia possa portare nei cuori di chi soffre, di chi ha paura e di chi ha perso la fede, la SPERANZA. Speranza che è entrata nei nostri cuori di Mamma e Papà con una forza prorompente quando abbiamo realizzato il significato di questo dialogo “profetico” e in cui la presenza della Madonna si percepisce in maniera tangibile. Quando Sara è salita in cielo il 5 agosto 2006 e abbiamo realizzato l’importanza della storia da lei donataci la prima cosa che ci siamo chiesti è stato:” che facciamo? Ne parliamo con qualcuno o ce la teniamo tutta per noi?”Piano piano ci siamo resi conto dell’importanza e della forza che la storia stessa ci dava e allora ci siamo detti che anche altri genitori, con il figlio in cielo, ne avrebbero potuto beneficiare…e da qui l’idea…Poi abbiamo pregato e aspettato…e le “Dioincidenze” sono arrivate. Dapprima abbiamo conosciuto, grazie agli Angeli del Monastero di Betlemme di Camporeggiano, il gruppo di Ferrara chiamato “Genitori in Cammino”. Riconosciuti dal Vescovo di Ferrara questi genitori sono guidati da un padre spirituale, Don Mario, veramente eccezzionale. Poi le “Dioincidenze” sono continuate e abbiamo conosciuto altri genitori qua, vicino a noi, tra l’Umbria e la Toscana…uno dopo l’altro ci siamo incontrati nei modi più incredibili (secondo me Dio è veramente un grande!!!!),ognuno con la propria storia, con il proprio fardello di sofferenze…e ognuno con la propria Fede. Abbiamo visto che nella comunione delle nostre sofferenze, ma soprattutto nella comunione della nostra Fede riusciamo a vivere meglio. E per questo ci incontriamo, e ovviamente ci incontriamo nel nome di Cristo. Una volta al mese, tutti insieme, partecipiamo ad una funzione religiosa officiata da Don Francesco Buono della Parrocchia di Castel del Piano di Perugia. Grazie a lui e soprattutto grazie a Dio noi andiamo avanti…nella sofferenza, ma andiamo avanti. Dopo una delle ultime messe siamo andati tutti insieme in un ristorante a mangiare un pizza…il paradosso è stato che il nostro tavolo, un tavolo pieno di genitori che in un modo o nell’altro hanno almeno un figlio in cielo era sicuramente il più sereno di tutto il ristorante…siamo genitori che soffrono, ma non siamo genitori disperati. Siamo andati avanti infatti proprio grazie alla Fede che Dio, tramite il racconto di Sara ci ha donato. La Fede in Lui ci da la certezza che con la morte non finisce tutto ma che iniziamo la nostra vita eterna. La preghiera deve essere costante nella nostra vita. Non si prega però solo con le labbra; il nostro comportamento deve essere esso stesso preghiera. Un cristiano prega con i gesti, con le parole, con la propria vita non scoraggiandosi dinnanzi alle difficoltà che la vita ci mette davanti né lasciandosi sopraffare dal dolore nei momenti più bui. Preghiera è avere fiducia illimitata in Dio, è saper leggere in ciò che ci accade il progetto che Dio ha nei nostri confronti. La Vergine è presente ogni giorno nella vita dei genitori che hanno figli in cielo. Lei stessa è rimasta sulla terra dopo che suo figlio ascese al cielo. La sua vita non sarà stata semplice, avrà sofferto anche lei questo distacco tanto è vero che sotto la croce è rappresentata come la Madonna Addolorata. Lei ci capisce, conosce il nostro dolore, e nei momenti più difficili ci è particolarmente vicina. Maria, ai piedi della croce, ha sorretto con le proprie braccia il corpo inerte di suo figlio. Ha visto, ha accarezzato con amore di madre, forse ha lavato con qualche lacrima le ferite causate dalla flagellazione. Negli anni della solitudine, ha pensato frequentemente alle frustate inferte al corpo di Gesù ed ha ricordato molte volte quel momento unto, profondamente segnato di pietà materna e di dolore redentore, nel quale il suo corpo e la sua anima si fondono con quelli del figlio in una scena commovente, unica e immortale.

Maria è l’icona viva di tante madri che hanno sentito scatenata contro i propri figli l’ingiustizia del tormento, dell’ignominia, dell’odio, della disperazione. Gesù, con il mistero della sua flagellazione, ci dice:”soffrire non è una cosa cattiva”. Non è una fatalità che si impone con violenza. E’ un disegno di Dio e della sua provvidenza imperscrutabile. Non è un castigo per le colpe commesse. E’ una pedagogia divina per far maturare la personalità umana. Non è un male che, pur non accettandolo, si sopporta con rassegnazione. Per il cristiano è un tesoro nel quale si nascondono le ricchezze meravigliose dell’amore e della salvezza dell’uomo. Per chi crede, i colpi di Dio, anche se dolorosi e carichi di mistero, sono sempre colpi d’amore.