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VOGLIA DI LEGGEREZZA

di don Alberto Brignoli

Viviamo in una società in cui c’è tanta voglia di leggerezza.
Il giusto e necessario interesse per tutto ciò che riguarda l’ecologia dice il nostro desiderio di un pianeta non più appesantito da inquinamento, smog, veleni e abusi sulla natura.
L’attenzione all’alimentazione, con la continua ricerca di cibi biologici, integrali e soprattutto “light”, dice il nostro desiderio di essere “alleggeriti” da quei chili di troppo che il benessere inevitabilmente ci ha messo addosso; benessere del quale poi, paradossalmente, andiamo alla ricerca attraverso pratiche salutistiche – come quelle dello sport e del movimento – incaricate di eliminare quanto il benessere stesso ha accumulato in eccesso intorno alla nostra circonferenza corporea.
Anche nell’amministrazione (specialmente della “res-publica”, delle cose pubbliche) si fa sempre più urgente la necessità di avvertire leggerezza nel gestire pratiche che l’eccessiva burocrazia ha reso poco snelle.
In fondo, non ne possiamo più di sentirci appesantiti dalle tante cose gravose della vita; per cui, vogliamo davvero scrollarci di dosso non tanto quelle forze di gravità che – per fortuna – tengono ben ancorati i nostri corpi a terra, ma quelle spinte verso il basso che appesantiscono l’anima e che ci impediscono, spesso, di guardare più su.
Anche questi mesi, questi anni, ormai, che ci costringono a fare i conti con mille limitazioni; anche questa primavera che stenta ad arrivare; anche questo nostro respiro, ormai assuefattosi e abituatosi ad auto-riciclarsi all’interno di un pezzetto di stoffa, ci fanno avvertire il desiderio sempre più pressante di cose “leggere” che ci facciano sentire liberi. In buona sostanza, ci fanno sentire il desiderio di alzare gli occhi e di guardare al cielo, dove – forse – tutta questa gravità non esiste, e dove la leggerezza è di casa.
Quel giorno, il quarantesimo trascorso dalla sua passione, mentre si trovava a tavola con i suoi discepoli (probabilmente pure loro “all’aperto”, visto ciò che accadrà proprio mentre stavano parlando con lui), il Maestro riesce ad attirare a sé gli sguardi degli Undici, come aveva fatto molte altre volte: ma questa volta, mentre lo guardano, viene elevato in alto e poi sottratto alla loro vista, come spesso capita anche noi, quando una nube si frappone alla nostra vista proprio mentre stiamo contemplando la bellezza delle cose del cielo. E una domanda viene posta a loro da due uomini in bianche vesti, forse gli stessi che quaranta giorni prima, all’interno del suo sepolcro lasciato inspiegabilmente vuoto, avevano chiesto loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Allora, i discepoli non furono capaci di dare loro alcuna risposta; proprio come oggi, mentre guardano imbambolati il cielo, incapaci di rispondere alla nuova domanda, “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”.
Uomini in bianche vesti, se loro non vi hanno risposto, permettete a noi, oggi, di rispondere a questa vostra domanda: noi, forse, oggi sappiamo perché stiamo a guardare il cielo.
Stiamo a guardare il cielo perché non ce la facciamo più a guardare alla terra; stiamo a guardare il cielo perché abbiamo bisogno di leggerezza;
stiamo a guardare il cielo perché abbiamo voglia di tornare a respirare; stiamo a guardare il cielo perché fosse lassù ci sono ancora delle risposte ai nostri interrogativi che qui non siamo più capaci di trovare;
stiamo a guardare il cielo perché – anche se spesso è offuscato dalle nubi cariche di pioggia – è capace ogni tanto di donarci quegli sprazzi di colore che, se guardiamo in terra, non troviamo più perché abbiamo asfaltato di grigiore ogni angolo di strada; stiamo a guardare il cielo perché ci fa sognare, almeno lui; stiamo a guardare il cielo perché, se i nostri corpi sono ben ancorati in terra dalla forza di gravità, le nostre anime hanno voglia di leggerezza.
E non facciamo nulla di male se, dopo tanti mesi di sguardi dimezzati, di respiri accorciati, di strette di mano vietate e di abbracci negati, ci mettiamo a sognare, a sperare e a gioire guardando il cielo.
Ancor più ora, che sappiamo che in quel cielo, dove ti sei preso la libertà di portare tante delle persone che amavamo di più, da oggi ci sei anche Tu. (Dal Web)

Abbiniamo a questo articolo il video e il testo integrale di MUSICA LEGGERISSIMA, canzone presentata all’ultimo Sanremo da Colapesce e Dimartino due cantautori siciliani.

La loro “Musica leggerissima” è arrivata quarta in classifica e ha vinto il premio Lucio Dalla.

Il duo siciliano – il palermitano Antonio Di Martino (Dimartino) e il messinese Lorenzo Urciullo (Colapesce) – hanno spiegato che «la canzone parla di un tema che lega diverse persone, specialmente in questo tempo di pandemia: è il disagio psicologico. Hanno fatto l’esperienza di vedere da vicino musicisti, tecnici, loro collaboratori che fermandosi hanno subito oltre a un danno economico, un danno psicologico. La canzone veicola un messaggio pesante. Il pop, dicono gli auotri, deve arrivare a tante persone e deve portare messaggi che altrimenti è difficile far arrivare». Lo scopo è «appesantire la musica leggera».


MUSICA LEGGERISSIMA

di Colapesce e Dimartino, il testo della canzone a Sanremo 2021
di L. Urciullo – A. Di Martino
Ed. Sugarmusic/Don’t Panic! – Milano – Castelmaggiore (BO)

Se fosse un’orchestra a parlare per noi
Sarebbe più facile cantarsi un addio
Diventare adulti sarebbe un crescendo
Di violini e guai
I tamburi annunciano un temporale
Il maestro è andato via
Metti un po’ di musica leggera
Perchè ho voglia di niente
Anzi leggerissima
Parole senza mistero
Allegre ma non troppo
Metti un po’ di musica leggera
Nel silenzio assordante
Per non cadere dentro al buco nero
Che sta ad un passo da noi, da noi
Più o meno
Se bastasse un concerto per far nascere un fiore
Tra i palazzi distrutti dalle bombe nemiche
Nel nome di un Dio
Che non viene fuori col temporale
Il maestro è andato via
Metti un po’ di musica leggera
Perché ho voglia di niente
Anzi leggerissima
Parole senza mistero
Allegre ma non troppo
Metti un po’ di musica leggera
Nel silenzio assordante
Per non cadere dentro al buco nero
Che sta ad un passo da noi, da noi
Più o meno
Rimane in sottofondo
Dentro ai supermercati
La cantano i soldati
I figli alcolizzati
I preti progressisti
La senti nei quartieri
Assolati
Che rimbomba leggera
Si annida nei pensieri
In palestra
Tiene in piedi una festa
Anche di merda
Ripensi alla tua vita
Alle cose che hai lasciato
Cadere nello spazio
Della tua indifferenza
Animale
Metti un po’ di musica leggera
Perché ho voglia di niente
Anzi leggerissima
Parole senza mistero
Allegre ma non troppo
Metti un po’ di musica leggera
Nel silenzio assordante
Per non cadere dentro al buco nero
Che sta ad un passo da noi, da noi
Più o meno